L’Odeon: la ferita del centro
aprile 2, 2009 di admin
Articolo nella categoria: Commercio, Cultura, L'argomento, Lavoro, Territorio
Prendiamo la questione della demolizione dell’Odeon. Leggiamo sulle pagine dei quotidiani cittadini l’ennesima esternazione da parte del presidente della SPIL sui tempi di realizzazione del parcheggio che malauguratamente verrà a sostituire lo storico cinema Odeon. Più volte abbiamo denunciato tale intervento come un vero e proprio scempio ai danni del patrimonio architettonico e urbanistico della città, oltre che una ferita insanabile nella storia del Futurismo Italiano, la cui responsabilità ricade a totale discredito dell’attuale amministrazione livornese.
Si rimane quindi allibiti quando si è costretti a sorbirsi certe ingenue espressioni di esaltazione riguardo alla costruzione dell’autosilo, paragonata addirittura - siamo sicuri con una certa dose di approssimazione - ai principi di “luce, aria, forza” (la citazione è tratta da “Il Tirreno” del 27 marzo 2009) dell’architetto Marchi, o evocata anche da parte del Sindaco uscente – e questo davvero infastidisce e spaventa – come il futuro glorioso della città di Livorno: ma quale futuro nelle macerie di un gioiello architettonico?
Possibile che dopo tante battaglie nazionali ed europee per la difesa del patrimonio artistico, a Livorno debbano invece ancora concepirsi manifestazioni di una cultura così poco autorevole?
E a nulla sono valsi gli appelli al rispetto del valore storico del manufatto che si andava abbattendo, proprio nell’imminenza dell’anno del futurismo, e ancora alla delicatezza storica dell’area. A nulla è valso il richiamo alle memorie storiche conservate nel Cimitero degli Inglesi o alle emergenze della Chiesa della Misericordia e della chiesa presbiteriana, straordinario esempio quest’ultima di architettura neogotica.
Forse sfugge in primo luogo alla giunta comunale che questi monumenti sono sottoposti alla legge di tutela dello Stato italiano che prescrive imposte precise e definite aree di rispetto, decisamente - mi sembra - in questo caso disattese anche sul piano procedurale.
Risulta davvero impensabile che una giunta possa uscire illesa sotto il peso di un tale rovinoso impeto di devastazione e si limiti a voler colmare i danni riversati sulla comunità cittadina semplicemente con roboanti argomentazioni inerenti alla validità di un più che ordinario progetto di parcheggio: il risultato finale è sotto gli occhi di tutti vale a dire la barbara demolizione di un manufatto che rimaneva e rimane strettamente legato alla memoria della città risorta dalla guerra.
Eppure questo atto di barbarie, come è sempre ogni demolizione, anche se ammantato da buone intenzioni - in questo caso l’offerta di nuovi posti macchina, un più facile accesso con l’automobile al centro commerciale cittadino - più che nascondersi dietro ipotetici retroscena, si offre smaccatamente con la sua evidenza e con i suoi attori.
E dico questo poiché ritengo che in questa vicenda, al di là di appelli nostalgici, troppi interrogativi rimangono senza risposta.
Partiamo quindi da un dato singolare, sotto gli occhi di tutti, eppure da tutti, e soprattutto dalla stampa, passato colpevolmente sotto silenzio: nel giro di pochi anni la città di Livorno ha visto la chiusura di due cinema noti proprio con la ricostruzione: l’Odeon e la Gran Guardia, entrambi gestiti dallo stesso imprenditore privato che, sia detto di passaggio, era anche proprietario e gestore del Teatro Goldoni.
Ebbene, guardiamo la situazione dell’oggi al di là di ogni giudizio di merito: il Teatro Goldoni, ormai abbandonato alla fine degli anni Novanta, fu ricondotto alla gestione pubblica, tramite una procedura d’esproprio, e restaurato solo grazie ad una lungimirante ricerca di finanziamenti, che vide operare di concerto Ministero per i Beni Culturali, Regione Toscana e Amministrazione Comunale. Diversa la condizione dei due cinema, entrambi perentoriamente abbandonati dal gestore privato, il cui unico fine sembra essere stato ed essere tuttora quello di passarli di mano al pubblico ricavandone non poche plusvalenze.
Torniamo ora alla iniqua vicenda del’Odeon e poniamoci un interrogativo: se davvero la trasformazione di questo cinema fosse un’operazione economicamente redditizia, e su questo non si dovrebbe avere dubbi visto l’intervento di Spil, perché allora non è stato il privato stesso ad investire in quest’impresa, o perché non sono stati trovati altri investitori privati, allettati dai possibili profitti derivanti da un parcheggio nel centro cittadino e si è invece fatto ricorso ad una Società che vede una determinante partecipazione dall’Amministrazione comunale?
A questo punto non è possibile sfuggire ad una evidenza: dietro la demolizione dell’Odeon vi sono evidenti responsabilità morali: sia da parte di privato che ha pensato bene di disfarsi di questo bene architettonico alle condizioni più vantaggiose, sia da parte dell’attuale Amministrazione che sembra avere accolto o, sarebbe meglio dire, favorito, questa scelta.
Una breve digressione finale: in uno dei miei passati viaggi nella provincia francese mi è capitato di sostare a Grenoble e di cercare un parcheggio proprio nel centro cittadino. Seguendo le indicazioni mi ritrovai in quello che a prima vista appariva come un silos, seppure dalle forme non banali. Ebbene non senza stupore mi accorsi che proprio quel silos accoglieva ai piani superiori un museo di Belle Arti.
L’auspicio che ne deriva è quella di una indignazione crescente da parte dell’opinione pubblica che conduca in un futuro non lontano a scenari diversi, dove trovi spazio una revisione attenta e responsabile dell’intera trafila procedurale intrapresa dall’attuale Amministrazionne e dove vengano imposte soluzioni, sia sotto il profilo dell’architettura che della destinazione, più rispettose del contesto storico e più incisive rispetto alla riqualificazione delle aree centrali di Livorno: questa dovrà essere la scommessa della prossima Amministrazione, nel tentativo di porre rimedio ad uno scempio garantendo finalmente alla comunità livornese il risarcimento di un nuovo progetto più qualificato, perché no, anche grazie ad un complesso museale.
Dario Matteoni









