Impudenza, propaganda e musei - Francesca Cagianelli
giugno 1, 2009 di admin
Articolo nella categoria: La Voce dei Candidati
A cinque giorni dalle elezioni amministrative la Giunta Cosimi proclama improbabili progetti museali.
Il paradosso secondo cui una Giunta quale quella che dal 2004 al 2009, che ha smantellato il prestigio di un Museo Civico di valenza nazionale ed internazionale, riducendolo a contenitore incolore di iniziative eterogenee e scarsamente qualificate, e che, ed è proprio l’aspetto davvero più grave di una politica culturale volta a strategie di cortissimo respiro, intenderebbe decuplicare i luoghi museali senza alcuna consapevole e qualificata capacità operativa e progettuale, sembra davvero non tanto opera di propaganda, quanto rivelazione di impudenza.
Laddove cioè si è sistematicamente fallito in un’iniziativa museale che oggi appare confinata negli argini di una autoreferenzialità assoluta, stigmatizzata tra l’altro non solo dall’intera comunità cittadina, ma anche dal contesto nazionale, laddove cioè il calendario di Villa Mimbelli è scomparso dalle cronache culturali italiane, si cerca oggi disperatamente di propagandare l’apertura di nuovi spazi museali: ma a vantaggio di chi?
Forse per moltiplicare le occasioni di nepotismo e di clientelismo, o forse per confezionare occasioni per quei candidati di certe liste pseudo-culturali che hanno messo il loro voto a vantaggio del Sindaco uscente?
Non resta allora che augurarsi che lo spazio angusto di una tale strategia culturale non trovi altri spazi di propaganda e che gli elettori livornesi comprendano come la città di Livorno non ha bisogno di altri cinque anni di improvvisazione sostenuta da altrettanta impudenza: troppi fallimenti in sede museale si sono dovuti registrare durante la stagione amministrativa di Cosimi, per volere resistere altri cinque anni ai margini di un processo di crescita culturale in sintonia con il contesto nazionale.
Tra le scartoffie: alla ricerca dell’impunità - Francesca Cagianelli
maggio 30, 2009 di admin
Articolo nella categoria: La Voce dei Candidati
Soddisfatti del successo dell’iniziativa della Lista “Confronto per Livorno”, svoltasi recentemente di fronte alle rovine del Cinema Odeon per denunciare lo scempio epocale perpretato dalla Giunta Cosimi e condannato dall’intellighenzia italiana sulle pagine delle cronache nazionali, accogliamo con un sorriso di compatimento e un’avvilente sensazione di sconforto la prevedibile, quanto futile e ancora una volta paradossale reazione del Sindaco uscente che esibisce spavaldamente alla stampa una presa d’atto della Giunta del 2003.
Con tale atto lo sprovveduto quanto calunniatore comitato elettorale a sostegno di Cosimi bramerebbe un’impossibile impunità rispetto allo scandaloso acquisto milionario e quindi alla selvaggia demolizione dell’Odeon, proprio nell’anno delle celebrazioni del centenario del Futurismo.
Con questo atto l’intera Giunta comunale capeggiata da Cosimi si è messa fuori dalla storia, anzi si è sottoposta al suo implacabile giudizio, rivelando, unica Giunta in tutta l’Italia, un’esecrabile quanto anacronistica aggressività nei confronti del patrimonio artistico e architettonico livornese.
Ed ecco che, con una impareggiabile grossolanità di ragionamento politico e con una totale inosservanza dei valori civici che invece si addicono a una virtuosa amministrazione, si vorrebbe aggiungere allo scandalo della demolizione, l’impudenza di un raggiro nei confronti del cittadino tramite fuorvianti quanto farneticanti pretesti burocratici.
Quindi, per chi non conoscesse il valore di una “presa d’atto” relativa alle possibili destinazioni d’uso di un Bene Culturale, in questo caso l’Odeon, rispetto alla violenza e all’arbitrio di una demolizione, equiparabile soltanto alle più infauste iniziative della storia italiana, siamo noi a venire in soccorso di una definitiva chiarezza.
La decisione di Giunta del 26 marzo 2003, peraltro ampiamente già da tempo resa nota dal quotidiano “Il Tirreno”, costituiva la presa d’atto di un’istruttoria predisposta dai tecnici del Comune in relazione al quesito posto da parte del privato, allora proprietario dello storico cinema, sulla compatibilità di un possibile cambio di destinazione d’uso con le normative urbanistiche vigenti. Si badi bene: non si trattava della valutazione di un preciso progetto; la proprietà aveva espresso solo una mera dichiarazione di intenti.
Non sfugge che tale relazione, sottoposta all’attenzione della Giunta, enunciava solo eventuali futuri scenari, vista l’assenza a quella data di un qualsiasi preciso progetto, se non, come abbiamo detto, a livello di un quesito e di molte velleità. L’ottimo estensore di quel rapporto segnalava con chiarezza che sulla base dei dati acquisiti l’intervento non sembrava comportare “alcuna modifica dell’attuale involucro edilizio”, e che vi era compatibilità con il Regolamento urbanistico, ma che, in ogni caso, sarebbe stato necessario un preventivo parere della Commissione edilizia integrata, l’organo comunale al quale è demandato ogni parere su interventi edilizi relativi a beni di valore storico e architettonico.
E’ evidente quindi che non esistono atti sottoscritti dalla Giunta Lamberti che prevedevano la scellerata demolizione del cinema di Virgilio Marchi! Al contrario un parere di estrema cautela, assai chiaro nei vincoli procedurali posti per un simile intervento, patrocinato a quella data dal privato proprietario e gestore di quella sala.
L’accanimento cosimiano nel deresponsabilizzarsi attraverso la calunnia dell’amministrazione Lamberti svela dunque il paradosso, anzi, il grottesco, di una campagna elettorale che sta davvero sfiorando i vertici della paranoia e della diffamazione: si rovista tra le scartoffie d’ufficio per aggrapparsi ad una speranza di assoluzione.
E se davvero il sindaco uscente, Alessandro Cosimi, avesse seguito “il cammino aperto dall’amministrazione precedente” come oggi afferma, se avesse avuto la premura di leggersi quanto pubblicato nel 2002 da “CN”, la rivista promossa dal Comune, che in altri anni informava i cittadini non solo di rapporti autocelebraitivi di fine mandato, forse avrebbe colmato la sua ignoranza in merito all’illustre stagione architettonica rappresentata a livello nazionale dal Cinema Odeon e dal suo architetto Virgilio Marchi.
Ma i cittadini livornesi, quelli che, pur sgomenti di quello scenario di devastazione, hanno comunque dibattuto con entusiasmo con noi, stanno finalmente comprendendo che, senza scartoffie e senza clacque, senza propaganda e raggiri, si può finalmente ripristinare la verità: quella di un’azione amministrativa che nel 2004 ha restituito il teatro Goldoni alla comunità livornese, e l’altra, di segno totalmente opposto, che con la foga dell’improvvisazione ha derubato nel 2007 la stessa comunità di un bene insostituibile, lasciando dietro di se solo il fumo delle macerie.
2004-2007: sono bastati tre anni per dare il segno a Livorno di un degrado culturale, non solo dei beni architettonici, ma anche e soprattutto di un’intera classe politica.
La Fortezza Vecchia - Francesca Cagianelli
maggio 25, 2009 di admin
Articolo nella categoria: Cultura, La Voce dei Candidati
Se in tempi recenti si è lottato, soprattutto da parte del governo nazionale, in direzione del recupero dei teatri e del restauro delle fortezze, coinvolgendo il Ministero dei Beni Culturali e i principali Enti bancari territoriali ai fini del reperimento delle risorse, a Livorno l’Amministrazione guidata dal Sindaco uscente, Alessandro Cosimi, ha preferito l’appaltamento della gestione a ditte di ambito locale, non specificatamente attive in tale settore, con effetti di notevole improvvisazione, non tanto nell’ambito dell’attività spettacolare, quanto piuttosto nel settore culturale, letteralmente e progressivamente scalzato dall’attività di ristorazione.
Cinque anni di tale gestione hanno determinato infatti una prevalente identificazione della Fortezza Vecchia in sede di ristorazione, mentre le iniziative espositive, a dire il vero scarse, non hanno raggiunto alcun apprezzabile riscontro turistico, nè tanto di meno di gradimento da parte di una stampa che non fosse squisitamente locale.
A fronte di tale scadimento delle attività artistiche ed espositive, si è voluto potenziare indebitamente la funzione della discoteca, gestita senza alcun senso di compatibilità con la vocazione del luogo.
Quella di un monumento che in quanto bene culturale avrebbe necessitato di un’attenzione diversa da parte dell’Amministrazione Comunale in termini di strategie di restauto, da ricercarsi quest’ultime nell’ambito di un coordinamento più illumnato con Stato e Regione.
E forse sarebbe davvero da ripensare il meccanismo amministrativo che ha consentito all’Amministrazione Comunale una totale deresponsabilizzazione rispetto ad una gestione privata che certamente non ha contribuito in termini sostanziosi alla manutenzione di tale bene architettonico primario della Città di Livorno.
Forse prima di bandire la gara di appalto, sarebbe stato necessario prodigarsi nella concertazione di una strategia che potesse convogliare a Livorno il necessario finanziamento per il completamento dell’opera complessiva di restauro del Bene, come si è fatto per le Fortezze della Garfagnana, niente affatto inferiori a quelle livornesi.








