31-07-2010

Villa Mimbelli 2004-2009: il flop!

marzo 9, 2009 di Staff  
Articolo nella categoria: La Voce dei Candidati

Di Francesca Cagianelli

Le statistiche relative all’attuale stato di salute di Villa Mimbelli recitano un inequivocabile flop per l’attuale politica culturale livornese.
Pur consapevoli che tale flop si inquadra nel generale trend della decadenza dei flussi museali italiani, si è ancora più motivati a denunciare le maldestre e ingiustificabili strategie dell’Amministrazione cittadina che hanno consapevolmente ignorato tale trend.
Sarebbe stato infatti necessario arginare l’emorragia dei flussi museali avvalendosi di una capacità di progettazione culturale volta ad attrarre in città tutto quel turismo culturale che nel resto d’Italia ci si indaga con ogni mezzo di accaparrarsi, talvolta con straordinario successo.
Eppure a Livorno l’attuale Amministrazione non ha neppure lontanamente avvertito l’esigenza di elaborare alcun progetto organico se non quello di porsi in polemica discontinuità con le precedenti scelte culturali, senza peraltro alcuna strategia alternativa: questo apprendemmo attoniti nel corso della prima inaugurazione della giunta Cosimi, quella di Afro, allora millantata come il presunto approdo ad uno scenario internazionale che nel fervido immaginario del Sindaco avrebbe toccato il picco di 60.000 visitatori, picco – guardate bene – già ampiamente raggiunto dalle ormai stranote mostre realizzate dalla giunta Lamberti.
Ebbene, la mostra di Afro che, come è stato confessato in sede pubblica (parole pronunciate dal Sindaco alla recente inaugurazione della mostra dell’Archeologia a Villa Mimbelli) sotto forma di “excusatio non petita”, non fu che l’esito di un’infatuazione personale per l’arte contemporanea – forse in linea con l’altra infausta passioncella statuaria di fine mandato, per fortuna anch’essa abortita! – si risolse come è noto con l’incasso di una manciata di biglietti: brutale risveglio per chi aveva maldestramente pensato di irrompere nel complesso panorama delle strategie culturale con l’ingenuità di un dilettante.
Naufragato miseramente il malinteso sogno dell’arte contemporanea – che poi contemporanea non era visto che con Afro ci si addentrava nell’ampiamente storicizzato prospetto dell’arte italiana della prim a metà del Novecento – è seguito per i Granai solo un inarrestabile zig zag di iniziative mal calibrate e disorganiche, magari anche, in qualche caso, degne di una certa attenzione, ma nel complesso scarsamente conciliabili con il prestigio e l’autorevolezza di un museo civico e di una sede espositiva create per divenire polo di attrazione non solo regionale, am anche nazionale.
Casualità, presunzione, improvvisazione, e anche risibili trattative personali, astruse mercificazioni del consenso, ma soprattutto una pervicace assenza di consapevolezza di fronte ad una preziosa risorsa cittadina, hanno ridotto Villa Mimbelli e gli adiacenti Granai ad una stazione autocelebrativa destinata ad iniziative provinciali, viziate dall’autoreferenzialità e incapaci di attrarre l’attenzione degli stessi livornesi.
Anche il centenario di Fattori, per il quale si auspicava ben altro respiro, si è risolto nell’allestimento di una mostra capace solo di attrarre un pubblico ben più scarso di quello registrato nella vicina Firenze. Solo che si è osato consolarsi, e, ahimè, anche vantarsi, della beneficenza di Van Straten (quest’ultimo, ahimè, nel frattempo malauguratamente sostituito), sotto forma di invito personale alla inaugurazione della mostra romana, come se uno sparuto invito potesse colmare il deficit di un’operazione al di sotto delle aspettative.
Viene da concludere che quando un museo civico viene usato come merce di scambio per un consenso politico di basso profilo e non come risorsa per l’intera cittadinanza, quando cioè la politica di vecchio, anzi decrepito stampo, invade gli spazi della collettività, non può che derivarne l’annullamento dell’identità culturale cittadina, che attende quindi una nuova stagione di diverse competenze e di più lungimiranti intenzioni.